Riduzione del rischio tromboembolico nel paziente fibrillante tra farmaci e terapie interventistiche

Riduzione del rischio tromboembolico nel paziente fibrillante tra farmaci e terapie interventistiche

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 RAZIONALE

La Fibrillazione Atriale (FA) è attualmente l’aritmia cardiaca più diffu- sa, con un’incidenza e prevalenza in costante aumento, legato all’in- vecchiamento generale della popolazione, ma anche all’incremento delle patologie predisponenti; è inoltre nota da anni l’associazione tra FA ed ictus, al punto che almeno il 15-20% di tutti gli ictus ischemici risulta legato a questa aritmia. La terapia anticoagulante si è rivelata uno strumento efficace nel ridurre il rischio di ictus ischemico nella popolazione generale dei pazienti con FA, ma, nonostante l’avvento dei Nuovi Anticoagulanti Orali (NAO), risulta ancora sottoutilizzata nel- la maggior parte dei registri osservazionali, in particolare per quanto riguarda alcuni sottogruppi ad elevato rischio emorragico.

La chiusura percutanea dell’auricola sinistra, sede di oltre il 90% dei trombi nei pazienti con fibrillazione atriale, può costituire un’alternativa alla terapia anticoagulante in pazienti selezionati.
Nel corso di questo incontro cercheremo di far luce sulle problema- tiche che possono rendere difficoltosa la gestione del paziente con FA, con particolare riguardo alla valutazione del rischio ischemico/ emorragico e alle interazioni farmacologiche dei NOAC con l’obietti- vo di definire, attraverso un approccio multidisciplinare, le indicazioni corrette per la chiusura percutanea dell’auricola sinistra alla luce delle recenti evidenze scientifiche.

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